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nu poco chiove
e n’ato ppoco stracqua
torna a chiovere, schiove,
ride ‘o sole cu ll’acqua.Mo nu cielo celeste,
mo n’aria cupa e nera,
mo d’’o vierno ‘e tempesta,
mo n’aria ‘e Primmavera. |
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Oggi tornando a casa mi è venuta in mente questa poesia di Salvatore di Giacomo, una di quelle imparate a memoria alle scuole medie. O forse alle elementari, addirittura, quando recitavamo le poesie senza alcuna inflessione tonale e con l’aria di chi sta per avere un attacco d’asma.
Ora questo post è ad un bivio: potrei parlare del tempo che fa, del solito luogo comune che non ci sono più le mezze stagioni, e che i ghiacciai si stanno sciogliendo, e che forse non vedrò mai Venezia e che è meglio comprare le case in colina perchè fra qualche anno saranno sul mare. E potrei dire, con l’occasione, che secondo me sono tutte stronzate anche se certo, l’anno scorso a natale eravamo sulla neve e quest’anno invece non ho mai cacciato dall’armadio nemmeno una sciarpa di lana.
Oppure potrei parlare di come mi fa tenerezza ricordare le poesie che imparavo a memoria, ancora oggi, e dell’utilità di esercitare la memoria, dei programmi scolastici moderni che lasciano indietro chi non sa stare al passo, dei bambini di oggi, dei genitori di oggi, della società di oggi, delle poesie di oggi. Ma sarebbero anche lì solo luoghi comuni. Anche perchè, devo essere sincera, i bambini di oggi li conosco poco, almeno fin’ora. Forse dal mese prossimo li conoscerò di più, meglio, conoscerò le loro difficoltà, i loro problemi, e potrò fare anche qualcosa per aiutarli. Ecco, sì, per non rendere del tutto inutile questo post potrei parlare del master che - forse - inizierò il mese prossimo, di quanto sono eccitata all’idea, di quanto spero che sia davvero qualcosa di utile, pratico, spendibile. Di come il fatto di seguire lezioni e studiare dispense per altri 13 mesi non mi spaventi, anzi… mi “coccoli”, perchè in un certo senso mi fa sentire protetta. Perchè mi garantisce uno status, ancora per un po’. Non sono più studentessa, tra un po’ non sarò più tirocinante, ma nell’attesa di capire cosa sarò, almeno sarò masteranda, che poi è un termine che non esiste ma che ho appena inventato e mi piace. Almeno una mattina ogni 15 giorni saprò cosa fare, fino al prossimo giugno. Mi garantisce una continuità, ecco.
[mazza quanto ho scritto!]